Relazioni con i fornitori
Supplier Relationships
Ottimizzare le relazioni con i fornitori

Alessandro Evangelisti,
ERP Sales Development Leader, Oracle Italia, @alexevangelisti


L’integrazione di dati cosiddetti “non strutturati” nella pianificazione degli approvvigionamenti diventerà di sicuro la norma

Intel

Ogni azienda che fa affidamento sui propri fornitori per creare e produrre servizi o prodotti è conscia dei cambiamenti nel modo di condurre le relazioni aziendali. In particolare, le relazioni con fornitori divengono sempre più integrate con le attività operative man mano che le aziende cercano di sviluppare approcci alla pianificazione più agili, snelli ed accurati.

Il punto centrale per abilitare relazioni di successo coi fornitori è la trasparenza, che deve valere per entrambe le parti. Le aziende necessitano di un’approfondita comprensione delle attività operative dei fornitori per poter pianificare in modo snello ed agile. I fornitori devono poter capire l’impatto non solo delle caratteristiche del prodotto sul cliente ma anche come organizzare la propria logistica per ottimizzare le performance operative dell’azienda acquirente (si tratta di essere molto più che un fornitore di materiali).

Raggiungere questo livello di trasparenza comporta un’espansione delle competenze dei reparti finanziari. L’era del reporting economico finanziario tradizionale è ormai giunta al tramonto. Il professionista finanziario aziendale deve essere contemporaneamente un data manager, analista e stratega per poter ottimizzare gli approvvigionamenti e migliorare la redditività.

Ogni organizzazione potrebbe avere una pletora di fornitori strategici che possono determinare il successo o il fallimento delle proprie operations. Prendiamo ad esempio un distributore globale. Un ritardo di un fornitore potrebbe comportare ritardi cruciali nell’intera catena del valore, le consegenze economiche finanziarie potrebbero essere significative se non previste perché l’azienda non dispone di una sufficiente e rapida resilienza nella propria pianificazione.

Ne consegue che comprendere il business del fornitore va ben oltre il semplice assicurarsi che gli ordini vengano evasi nei termini concordati. I professionisti di finanza e controllo aziendali devono poter predire come eventi di mercato attuali e potenziali influenzino le capacità del fornitore ad evadere efficacemente gli ordini. Questa necessità ha aperto una nuova dimensione di analisi per questi professionisti che incominciano ad incorporare dati “non strutturati” nelle loro valutazioni di rischio.

Dopo tutto, il rischio è determinato da numerosi fattori. La produttività di un fornitore può essere ovviamente minacciata dal prezzo e disponibilità di materie prime ma anche da altre circostanze al di fuori del suo controllo come crisi dei mercati finanziari e del credito, ritardi nelle attività dovute a campagne di boicottaggio dei consumatori, condizioni meteo, scioperi e turbolenze politiche etc.

Incorporando campioni di dati non strutturati – come ad esempio notizie e sentiment dei social network – in modelli operativi e finanziari si sono ottenute previsioni ben più accurate di quelle ottenute da modelli tradizionali. Alcune agenzie di rating, ad esempio, hanno incominciato ad incorporare dati non numerici nelle loro analisi per creare rating più accurati. I miglioramenti osservati stanno facendo ripensare all’intero settore il loro approccio al rating.

Volendo spingersi oltre, le imprese possono integrare nei propri piani operativi dati storici riguardanti l’efficienza logistica dei fornitori in funzione delle condizioni di mercato, siano esse favorevoli o sfavorevoli. Integrando queste informazioni nei loro modelli i professionisti finanziari possono aiutare le operations nell’identificare quali fornitori saranno in grado di lanciare un nuovo prodotto in maniera tempestiva e senza intoppi, ad esempio. Sarà inoltre possibile avere maggiore visibilità su quanto il lancio di prodotto sarà vulnerabile alle circostanze di mercato e del fornitore.

Tutto questo ci riporta al nostro tema iniziale: la trasparenza. Concretizzare i benefici delineati sopra comporta necessariamente uno scambio aperto di informazioni tra le parti. Uno strumento su tutti, ad esempio: un dashboard condiviso che riepiloghi ed evidenzi tutte le attività pendenti tra fornitore e azienda assicura che tutti gli attori coinvolti dispongano del medesimo set di informazioni. Crucialmente, queste informazioni possono essere integrate nei processi decisionali e di pianificazione dei team di controllo di gestione.

Man mano che la capacità di “fare magazzino” diviene sempre meno produttiva da un punto vista economico finanziario, consentire ai fornitori di poter visualizzare i “requirement” di produzione significa ottimizzare la performance dell’intera catena di fornitura migliorando la produttività del capitale circolante per tutti gli attori della catena. Alcune aziende, addirittura, incoraggiano i fornitori a partecipare ed essere co-responsabili nella gestione dei dati, ad esempio su dettagli di consegna e pianificazione della domanda, in modo tale che tutti gli attori comprendano le interdipendenze economiche e finanziari tra le parti.

L’integrazione di dati cosiddetti “non strutturati” nella pianificazione degli approvvigionamenti diventerà di sicuro la norma, a maggior ragione in quelle organizzazioni che sempre più adottano soluzioni cloud e strumenti di analisi dei dati che abilitano questo tipo di approccio alla pianificazione. L’esperienza di Oracle al riguardo è che le imprese che già hanno adottato queste soluzioni e questo approccio beneficiano di una pianificazione tra il 15 e 20 per cento più accurata e sicuramente questo è solo l’inizio di ciò che si potrà ottenere con queste nuove tecnologie.


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