Comunicato stampa

Ricerca Oracle NetSuite: il 94% dei lavoratori è sopraffatto dai dati

Lo stress causato dalla difficoltà a gestire troppi dati a disposizione può produrre un impatto negativo sui profitti e sulla cultura aziendale

Aumentano le decisioni prese in modo “intuitivo”

MILANO9 novembre 2021
Pavlik quote

Secondo un nuovo studio di Oracle NetSuite, gli italiani si sentono sopraffatti dalla quantità di dati a loro disposizione, quando devono prendere decisioni cruciali al lavoro. Questa indagine -  che ha coinvolto un campione di 2.000 persone da Regno Unito, Francia, Germania, Italia, Spagna, Benelux, paesi nordici e Medio Oriente -  ha evidenziato che le persone, nonostante ritengano di avere a disposizione i dati per svolgere con successo il loro lavoro, si sentono sopraffatte  dalla mole di informazioni disponibili; e alcuni stanno pensando di affidarsi a robot o a computer per semplificare il processo decisionale nei prossimi 12 mesi.

"Le aziende italiane hanno lavorato instancabilmente per la ripresa e per tornare a crescere”  ha dichiarato Angelo Souther, Senior Sales Manager Italy, Oracle. "Tuttavia alcune si sono trovate in difficoltà; in particolare, quelle che riconoscono di non avere un buon rapporto con i dati sono anche quelle che hanno aspettative meno ottimistiche. Quando si tratta di affrontare le sfide e cogliere le opportunità che si profilano all'orizzonte, le aziende che puntano su un processo decisionale oggettivo, basato sui dati, e forniscono informazioni rilevanti e di facile comprensione ai propri dipendenti saranno nella posizione migliore per avere successo".

La maggior parte dei lavoratori si sente sopraffatto dai dati

Nonostante ritengano di avere tutti i dati necessari per lavorare, quasi tutti i dipendenti italiani che hanno preso parte all'indagine  si sentono sopraffatti dalla quantità di informazioni disponibili, quando si devono prendere decisioni cruciali. L'indagine ha inoltre evidenziato che:

  • il 90% dei dipendenti italiani ritiene di avere i dati necessari per svolgere il proprio lavoro, ma solamente il 6% dichiara di non essersi mai sentito sopraffatto dalla quantità di dati a propria disposizione;
  • il 64% dei dipendenti dichiara che non sempre i dati a cui ha accesso sono significativi, percentuale che sale fino al 78% in Francia e al 76% tra le persone che lavorano nella supply chain e nel procurement;
  • il 37% degli interpellati in Italia afferma di avere a disposizione i dati, ma di non poterli analizzare in maniera adeguata e ritiene che questo problema rappresenti una seria minaccia per la propria azienda. Questa percentuale raggiunge il 59% nel Regno Unito.

Un approccio che si basa su decisioni “a intuito” si diffonde rischiando di danneggiare il bilancio e la cultura aziendale

Si sta diffondendo sempre di più un approccio alle decisioni basato “sull’intuito”, e questo sta avendo impatto negativo sui profitti e anche su quanto le persone si sentono connesse alle strategie e alla loro azienda. In particolare, l'indagine ha rilevato che:

  • solo il 34% dei dipendenti italiani ritiene che, negli ultimi 12 mesi, la propria organizzazione si stia affidando di più ai dati, mentre il 27% afferma di dipendere maggiormente dalle proprie intuizioni, quando si devono prendere decisioni aziendali cruciali;
  • solo il 33% dei dipendenti ritiene che la propria organizzazione sia fortemente basata sui dati, quando si tratta di sviluppare una strategia organizzativa;
  • le organizzazioni che sviluppano strategie senza tenere conto dei dati avranno delle brutte sorprese, infatti in media, queste organizzazioni hanno avuto quasi il doppio delle probabilità (41%) di disattendere le aspettative di crescita nell'ultimo anno, rispetto alle altre (22%);
  • le organizzazioni che hanno dichiarato di non tenere conto dei dati si aspettano quest'anno una minor crescita dei ricavi (43%) rispetto alla media (54%) e hanno il 22% di probabilità in meno di avere le idee chiare sulla direzione che il loro business sta prendendo;
  • solo il 57% dei dipendenti che lavorano in organizzazioni che non tengono conto dei dati, ritiene che le proprie decisioni abbiano un impatto sulla crescita aziendale, rispetto alla media (80%).

Il processo decisionale provoca stress e i dipendenti italiani cercano aiuto

Il lavoro da remoto ha aumentato lo stress e la complessità legati al processo decisionale e le persone stanno pensando sempre di più di affidarsi a macchine o “robot” per aiutarsi. Secondo i risultati di questa indagine:

  • il tempo (54%), i potenziali danni alla reputazione personale (53%) e la disponibilità di informazioni (51%) sono i fattori principali che influiscono sulla capacità dei dipendenti di prendere decisioni efficaci;
  • le decisioni importanti sul lavoro continuano a preoccupare i dipendenti, tanto che il 70% si sente maggiormente sotto pressione quando si tratta di prendere decisioni cruciali per il lavoro, di quando si tratta di farlo per la propria famiglia;
  • il 50% dei dipendenti italiani ha affermato che il lavoro da remoto, rendendo più difficili le interazioni con i manager, ha avuto un impatto negativo sul processo decisionale Questa percentuale sale al 65% nel Regno Unito.
  • Il 60% dei dipendenti si aspetta di affidarsi a macchine o robot per prendere decisioni cruciali nei prossimi 12 mesi. Questa percentuale sale al 72% in Germania e all'81% tra coloro che lavorano nelle start up.

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Metodologia

Per questa indagine, NetSuite ha stretto una partnership con Opinium Research per raccogliere le opinioni di 2000 lavoratori dipendenti con funzioni di manager o superiori. Questa ricerca è stata condotta come follow-up al report Unlocking Growth dell'anno precedente. Gli intervistati fanno parte di piccole e medie organizzazioni in vari settori, tra cui la vendita al dettaglio, il settore manifatturiero, la distribuzione all’ingrosso, il settore dei software e della tecnologia, i servizi professionali e il settore pubblicitario, dei media e dell’editoria. Gli intervistati provengono da Regno Unito, Francia, Germania, paesi nordici, Benelux, Medio Oriente (EAU e Arabia Saudita), Spagna e Italia con  250 rispondenti per ogni regione. I partecipanti hanno compilato un questionario online e sono stati intervistati tra marzo e aprile 2021.

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